NUA NecessitArte - Introduzione a cura di Ludovica Palmieri

Quattro opere in mostra per Cristian Cipriani, tutte realizzate su tela con la tecnica digitale “Ascii art”, che ci consente di fruirle da più punti di vista (perché a seconda della distanza l’effetto è completamente diverso); impreziosite da particolari disegnati a mano e soprattutto dal sapiente uso del colore: elemento cardine nelle opere di Cristian perché determina l’emergere del soggetto dalla tela. L’artista si propone di riuscire a trasmettere, mediante le opere, un pizzico della propria emotività. I temi trattati sono molto vari, come possiamo vedere guardando le opere stesse.

Amore Materno” (olio su tela 2006), una delle opere più importanti per l’artista, è stata la prima tela eseguita con la tecnica dell’Ascii Art, in cui ogni carattere è dipinto. L’artista eleva il soggetto, apparentemente semplice, a icona del’amore universale, una sorta di grido della speranza.

In “Forever” (acrilico su tela, 2008) siamo di fronte ad un tema cardine nella carriera pittorica di Cristian: la musica. Qui articolato attraverso l’immagine di Freddy Mercury, che determina il tono Pop della tela. Suggestivo, in quest’opera, l’uso dei colori pastello e del bianco che fanno emergere la figura dalla tela.

“Aigor” (Ascii art con colori acrilici su tela) è un’opera che ci porta ad un’altra tematica molto cara all’artista: il cinema. Un chiaro omaggio al cult Frankestein Junior di Mel Brooks. In questo caso anche il titolo contribuisce alla genialità della tela citando una delle battute più importanti del film, che mette in risalto la genialità del personaggio. Come se eleggendo a protagonista l’immagine del gobbo l’artista ci invitasse ad andare oltre le apparenze.

Wrooomm!!!” (acrilico su tela) Opera in cui la tecnica Ascii art lascia, quasi completamente, il posto al più tradizionale uso dell’acrilico. Nel porre un’automobile in mezzo alla tela bianca, mi viene da pensare quasi a un’operazione newdada compiuta dall’artista. Resa ancora più suggestiva dal titolo rombante, che però non corrisponde a dato fisico. Da ciò dobbiamo dedurre che qui la macchina non rappresenta tanto la modernità come tecnica e scienza, quanto piuttosto, come un certo modo di essere. Quindi, ironia a parte, possiamo attribuire anche alla Mini il ruggito di una Ferrari.


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